L'ESTATE DI GALANTINI - PREMESSA
 

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Il Cielo sopra Galantini

Nelle piazze, in giorni oramai che puoi chiamare esecrati, come negli stadi di tutto il mondo, scorgi tanti popoli, ma forse non ne vedi nessuno. Spesso il tempo ti corre davanti, il grido si fa di pietra, il cielo è sangue, e tu non hai occhi per la vita che passa.
Neppure quella di tutti i giorni.
Così i Galantini, i commissari di Polizia che credono nella loro divisa, sono come tanti persi nel fiume di parole ed immagini. Gente che assolve un ruolo abbastanza impopolare, pur andando al servizio del popolo che non se ne sente in ogni caso e sempre protetto. Il grande poliziotto infallibile appartiene alla letteratura gialla; quello rude e perfettamente ambientato nel suo habitat naturale, la strada della sua città, lo stadio e la squadra del paese, da oggi abitano da queste parti.
Forse la Spezia ci sembra un po’ Sicilia, dove si arrivò a tutto ed ogni atrocità fu commessa; e Galantini, personaggio che Marco Ursano modella finemente, diventa un po’ Montalbano.
Proprio qui sta la bellezza della nuova storia, se paragonata a quella di Camilleri: Vigata in provincia di Montelusa sono nomi nella fantasia dello scrittore, anche se forse corrispondono nella realtà rispettivamente a Porto Empedocle ed Agrigento. A Vigata Marinella, il commissario Montalbano ha affittato una villetta sul mare dove abitualmente vive solo con la fidanzata Livia. Qui no, ogni cosa che leggete è pura, reale, dal fioraio di Piazza al giornalaio, perfino ai mezzi di comunicazione come CDS. La città è quella che oggi vive e si spella le mani nel protestare, e dove dietro ogni angolo forse trovi l'incerto.
Galantini è una città che è cambiata nel tempo, che affronta i Radko che prima non conosceva, è l'uomo presente a se stesso, anche nella durezza del personaggio, che proprio per questo è vero, è l'ardimento, l'incazzatura solenne. Ci sono dei passi del libro che mi sono sinceramente piaciuti, come quelli che danno la misura dell'ambientazione cittadina del testo. Un piccolo affresco di provincia o forse meglio di paese. Mi raccontava un amico che tale sia “un agglomerato di pietre e di persone un po’ matte”. Galantini un po’ lo è.
Poi il calcio, quella rete di Guidetti che agita le menti e scuote le coscienze. No, non è come racconta Ursano una storia di pura finzione e non mi meraviglia di scoprire che il vero Galantini viva a Tenerife con una moglie spagnola, e che si sente poliziotto dentro, anche se fa altro nella vita. Perché ci voleva la penna di Ursano per dargli vita e la musica di Bud Powell per ridargli allegria. Un pianoforte, una città, ed un gol di un piccolo grande attaccante, per sentirsi vivi.

Armando Napoletano


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