L'autore
L’autore nasce a Tripoli (Libia) nel 1943 e vi resta fino al 1969,
quando, a seguito della rivoluzione operata dal Col. Gheddafi, rimpatria in
Italia con la qualifica di profugo.
Oggi, a distanza di molti anni, rivede momenti, situazioni profumi ed
emozioni della sua giovinezza e cerca, per quanto possibile, di raccontarli.
Mentre le situazioni e gli scenari di vita sono riferiti a realtà di molti
anni fa e vanno quindi letti in tal senso, gli odori ed i sapori orientali
forti, penetranti, sono indelebili nella mente e nel palato nonché attuali
nelle cucine di molti.
Il desiderio di recuperare queste emozioni induce l’autore ad interessarsi
delle ricette che sono alla base di quei “sapori d’infanzia” che hanno
ispirarato le pagine di questo libro.
Introduzione
Nato in Libia da genitori italiani, sono cresciuto tra odori e sapori
orientali forti, penetranti, indelebili.
Riassaporare alcune di quelle pietanze, quelle che si cucinano di rado,
quelle che pochi occidentali conoscono, non rappresenta solo un grosso
piacere per il palato, ma costituisce per me un ritorno al passato, un
rievocare nella mente amici, parenti, situazioni della mia giovinezza.
Il desiderio di recuperare queste emozioni mi ha portato ad interessarmi
delle ricette che sono alla base di quei "Sapori d'infanzia" fino a
realizzare personalmente i piatti ed a condividere con gli amici di oggi i
piaceri di un tempo.
La stesura delle ricette in bella copia (con la dovuta esposizione dei
termini arabi, se noti) e la realizzazione di quest'opera ne rappresentano
la logica conclusione. L'integrazione, poi, delle ricette con flash di vita
vissuta, costumi e rituali del popolo, aiuta a far capire meglio l'ambiente
ed il tipo di cucina, certo non ricca nei componenti ma generosa nei profumi
e nelle sensazioni che regala al palato.
Questo libro, dunque, raccoglie ricordi gastronomici e d'ambiente, ricordi
ormai lontani ed a volte confusi. È, chiaramente, incompleto e quanto in
esso contenuto, a parte i ricordi personali, è materiale ricavato da parenti
ed amici ai quali quindi devo porgere i miei ringraziamenti.
Dedico pertanto questo lavoro
a mia madre,
a zia Maria,
all'amica Faustine Fontana,
che pazientemente mi hanno introdotto
all'arte culinaria araba
e mi hanno ricordato ed insegnato
quanto presente su questo libro
ed inoltre a mia moglie Lilly,
che ha corretto appunti e ricette
traducendoli in linguaggio culinario
ma, soprattutto,
ha saputo sopportare con pazienza
la mia presenza in cucina ed i miei esperimenti.
Sono inoltre in debito di riconoscenza verso molti amici che in più riprese
mi hanno stimolato con le loro domande, prove pratiche, critiche, consigli,
appunti.
Tra questi, ringrazio: Elena Ioannidi, Franco Di Maulo, Salvatore Milito.
Nonostante abbia cercato di curare ogni particolare, tuttavia nomi, luoghi,
circostanze, possono essere affette da errori o imprecisioni e questo per
vari motivi:
l La lingua e la scrittura araba sono complesse;
l La lingua classica è scritta sui giornali e sui libri ed è soprattutto la
lingua del Corano. Normalmente però il popolo comunica attraverso il
dialetto che è proprio della regione in cui abita e che spesso apporta
sostanziali modifiche alla lingua. Da ciò consegue che la traslitterazione
nella nostra lingua è molte volte un compromesso di interpretazione della
giusta dizione.
Con queste premesse e nella consapevolezza che la precisa trascrizione
linguistica non è negli obiettivi del libro, per quanto possibile ho cercato
di ricordare e riportare i nomi arabi di piatti, oggetti, modi di dire,
trascrivendo volutamente senza i segni diacritici ma adottando solo semplici
regole:
ho accentato per indicare la pronuncia a me nota
ho usato:
- il trattino per separare il suono nella lettura di una parola;
- la W per indicare un suono simile alla doppia U,
- la Y per indicare un suono simile alla nostra GLI,
- la J per indicare la G dolce
- KH per indicare un suono tipo jota spagnola,
- K per indicare il suono C di cane,
- Q per indicare il suono C più forte, di gola,
- il simbolo ' per indicare un suono difficilmente riproducibile se non
attraverso l'esempio; si può provare tentando di riprodurre la più bassa
nota o suono di cui si è capace con la propria voce ed associando quindi a
questo suono le vocali a, u, i.
I cibi descritti e raccontati appartengono alla cucina araba in generale e
non libica in particolare. Era difatti mia convinzione che la cucina araba
che conoscevo ed apprezzavo fosse esclusivamente quella libica. Solo
approfondendo il discorso mi sono reso conto che i sapori che mi apprestavo
a descrivere erano sapori di piatti originari di paesi, culture e genti
diverse, importati ed adottati in Libia.
Dalle regioni dell'occidente arabo, magreb, alla Turchia, avevo quindi di
che scegliere e raccontare e pertanto, nell'esporre le ricette, ho riportato
il nome che io conosco, nome che di volta in volta può individuare un piatto
egiziano o turco o greco o marocchino o libico. A volte ho battezzato piatti
diversi con lo stesso nome per difetto di memoria e di aiuti esterni. Il
paese d'origine poi, gioca un ruolo importante nella denominazione del
piatto: è infatti possibile che vi vengano indicati e descritti piatti
prelibati che voi già conoscete, ma associati ad un nome diverso da quello a
voi noto.
Cosi p.e. falàfel e ta'amia sono le stesse polpette di fave.
Normalmente le ricette, se non altrimenti indicato, valgono per 4 persone.
Le creme e purea invece se utilizzati non come contorno ma come assaggino su
tartine, possono bastare per più commensali.
Quanto vi appresterete a realizzare, andrebbe prima visto ed assaggiato e
poi realizzato: i sapori infatti non si possono documentare su carta. In
mancanza di un esempio da imitare, il consiglio è di provare a seguire le
ricette non tenendo strettamente conto delle quantità espresse e/o degli
ingredienti descritti: sentitevi liberi di modificarli, nei limiti del buon
senso.
Assaggiare e variare rientra nei mille gusti che io stesso ho provato
cambiando ambiente o stagione.
La cucina araba, in generale, è una cucina semplice ed economica, basata su
carni non pregiate, verdure, legumi e frutta di stagione. Tranne poche
eccezioni, vuole una breve preparazione ma si dilunga nella cottura. Ritengo
che le ricette scelte siano facilmente realizzabili, anche se a volte
sembrano complesse.
Certo, ci sono piatti laboriosi come il cus-cus, ma con l'utilizzo della
semola precotta si abbattono notevolmente i tempi di preparazione e le
difficoltà.
È una cucina che ama i contrasti e quindi si associano spesso elementi cui
noi non siamo abituati ma che catturano subito il palato.
Al piccante ci si abitua presto, mentre sono stati volutamente evitati
componenti di gusto tipicamente arabo come l'alya, il grasso derivato dalla
coda degli ovini o il samna, burro chiarificato, in quanto sapori non capiti
ed apprezzati dal nostro palato e facilmente sostituibili con olio e burro.
Apposite sezioni del libro sono state destinate alle annotazioni personali
del lettore utilizzatore.
In particolare:
ADDENDA potrà contenere nuove ricette, appunti personali, consigli,
osservazioni;
HO PREPARATO servirà a prendere nota dei menu preparati in occasione degli
incontri culinari organizzati con gli amici che apprezzano la cucina araba,
al fine di evitare ripetizioni (a meno di specifiche richieste) e consentire
quindi di assaporare, nel tempo, sapori diversi.
Non essendo uno scrittore professionista, né tanto meno un cuoco esperto, al
lettore chiedo tolleranza e perseveranza ed auguro
Buon appetito!
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