UNA ANAGRAFE FUORI DAL COMUNE - PRESENTAZIONE
 

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Quelli dell’Anagrafe ovvero Prefazione di Chichibio
Giancarlo Colla e Moreno Verelli con Chichibio

Salute a voi! Io sono Chichibio.
«Perché Chichibio?», chiederete. Ma perché Chichibio è lo scemo! (vuoi dire infatti, in origine, “cervello di fringuello”). E così, naturalmente, mi hanno battezzato Giancarlo e Moreno.
Pensate adesso a un bellissimo, antico paese, a un borgo medioevale che domina da una parte la valle di un grande fiume e dall’altra un golfo cantato dai poeti. Pensate alle sue case, alla sua vecchia torre, alle sue stradine acciottola te, ai suoi vicoli immersi nella frescura dell'ombra e ai suoi fiori – le improvvise, rosse vampate dei gerani... Pensate poi ai suoi non numerosissimi ma simpaticissimi abitanti: e dunque pensate al suo Palazzo comunale, ai suoi uffici... soprattutto alla sua Anagrafe: un ‘anagrafe davvero fuori dal comune proprio perché ben dentro al suo Comune.
Gianca e Moreno sono i Curradi di quest’Anagrafe. «E perché Curradi?», chiederete nuovamente voi. Ve lo spiego subito. Nella celeberrima novella di Boccaccio (quella della gru, per intenderci), Chichibio – che è scemo soltanto nel nome, come di là risulta: lasciate che ve lo ricordi! Chichibio, dicevo, è il servitore di Currado Gianfigliazzi. Ecco: se dunque io sono Chichibio, Gianca e Moreno sono i miei Curradi. Loro hanno battezzato me e io, di conseguenza, ho battezzato loro: e la cosa è andata avanti così da quando, nel corso di un anno che mi è impossibile dimenticare, sono stato ad aiutarli, almeno per quanto è concesso a un chichibio come me, in quell’ufficio, facendo loro, in qualche modo, da... schiavetto.
Nessuno che non ne abbia fatto l’esperienza può sapere, o anche soltanto immaginare, cosa si nasconda dietro la vita apparentemente grigia e monotona di un ufficio come quello di Gianca e Moreno. E il merito è tutto della loro intelligenza e della loro ironia.
I miei due amici sono così gìà ironici e divertiti osservatori della realtà che li circonda, anzi, meglio: della realtà che quotidianamente si presenta davanti a loro in fila, sotto le spoglie del vario e molteplice pubblico di un ufficio del Comune. Una piccola anagrafe diventa un mondo, o meglio lo specchio di un mondo: un campionario di varia umanità còlto con occhio infallibile e bonario, da chi si trova oltre lo sportello, nelle sue ingenuità e nelle sue presunzioni, nelle sue debolezze e nelle sue ritrosie; nei suoi spropositi, assai spesso, nei suoi bisticci con la lingua italiana prima ancora che con il linguaggio burocratico: comunque sempre, in qualche modo, nella sua ricchezza.
Ed ecco allora le risate: sempre bonarie, si badi bene. Chi ha l’ironia e l’intelligenza di Gianca e di Moreno sa riconoscere prima di tutto i propri lati ridicoli e le proprie debolezze. Anzi, talvolta si trova a riconoscerli in quelli degli altri.
Aggiungiamo che in un piccolo comune l’ufficio d’Anagrafe è in realtà anche ufficio di Stato civile (nascite, matrimoni, morti...), ufficio elettorale, ufficio leva; ed èspleta anche vari altri servizi: dal libretto di lavoro al libretto sanitario (e quando ci fu il censimento, chi se ne occupò? provate a indovinare). Il bancone o lo sportello divengono così un punto d’osservazione privilegiato, specie per chi, come i nostri due amici, sa guardare ed ascoltare.
Una tale varietà di gaffes e di spropositi, d’involontari giochi di parole e di doppi sensi sfugge però, inevitabilmente, al breve giro della nostra memoria. Ed ecco, allora, che il cassetto del bancone si riempie a poco a poco di foglietti spiegazzati, di stenografici appunti, di rapide annotazioni, di veloci promemoria fissati sulla carta prima che un nuovo fuoco d ‘artifizio cancelli il ricordo di quello precedente.
Sono questi foglietti accumulati dai suoi Curradi che Chichibio ha ora raccolto e disposto – come dire? – per “materia”, o meglio per tipo di certificato e di dichiarazione, per carta d’identità e per Stato civile.
Ma abbiamo indugiato anche troppo sulla soglia. Ora tocca ai Curradi e al loro esilarante giornale di bordo steso per fulminanti annotazioni.
(Io sono soltanto un chichibio.)


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