L'AUTORE
Luca Pratticò nasce nella sorridente Riviera di Ponente, a Sanremo, il 9 gennaio 1973 da due infermieri. Per riscattare la stirpe si laurea in medicina a Genova e grazie a potenti raccomandazioni arriva ultimo al conocorso di specializzazione in pneumologia e viene confinato a Sarzana: la sua Fortuna. Si formerà professionalmente e incontrerà l’amore. Dopo varie esperienze nel 2008 decide di lavorare in Pronto Soccorso con entusiasmo e passione.
IL LIBRO
Nove racconti ironici e soprattutto autoironici sulla tragicomicità del mondo sanitario. Dolore, lacrime e risate si alternano in corsia, in pronto soccorso e nelle case dei pazienti. Il filo conduttore delle vicende dei protagonisti è l’allegria alternata alla sofferenza, nel lavoro come nella vita.
Ogni aspetto tragico insegna a voltare pagina e a risalire con un sorriso: unico modo per continuare a lavorare con la malattia. Il sorriso e l’amore risultano essere la medicina giusta per curare l’altro e se stessi. “Un sorriso vale più di molte medicine” dice un detto popolare. E sorridendo si guarda in faccia il destino, lo si prende per mano – Sorridendo – Unico modo per non affondare.
IL PRIMO CAPITOLO
Uno storico al Pronto Soccorso.
Che culo!
Ho 36 anni, ho un lavoro che mi piace e mi gratifica, vivo con due bellissime donne: una di undici anni, fantastica, che è immersa nel suo mondo di fiabe, che si sta godendo le meritate vacanze dopo un anno di fatica tra l’apprendimento di nuove nozioni di matematica, sbrigliamento delle funzioni di analisi logica e sopportazione delle esigenze di un’insegnate di storia e geografia che ritiene fondamentale la conoscenza accurata di Ottone primo e di Alcibiade, e l’agricoltura tipica dei colli Euganei, indispensabili per un bambino di 11 anni; e una un po’ più grande che è mia moglie che si sta impegnando a godersi al meglio le ferie nella casa al mare, libera dalle sofferenze dei pazienti della rianimazione e dalle rotture di scatole dell’entourage dell’ospedale in cui lavora.
Abito in una città di mare, in una bella casa del centro, con la vista sui tetti, e sui colli circostanti, lavoro a un chilometro da casa, mi sposto in bicicletta, senza dovermi alterare nel traffico cittadino. Sono perfettamente in salute. Non mi manca niente. Non ho motivo di stress, posso finalmente godermi la vita. Non ho neanche più amanti da cui dover correre nei ritagli di tempo rischiando multe per eccesso di velocità o ritardi ingiustificati con conseguenti collere della compagna del momento. Va tutto a meraviglia.
Oggi è il due luglio, sono le undici del mattino, la temperatura esterna è di 38 gradi, con un umidità del 78%. E mentre le mie donne sono al mare come tutte le persone normali, io sono in casa. Ogni maschio adulto sano nella mia situazione sarebbe o al lavoro o al mare, o al fresco in campagna. Qualcuno avrà da sbrigare qualche commissione e qualcun altro si dedica ai suoi hobby, e io sono uno di questi ultimi. Solo che il mio hobby, o almeno quello cui mi sto dedicando ora è anacronistico, vista la mia età e da pazzi furiosi visto il periodo dell’anno.
In questo momento sono seduto in cucina (la stanza più ventilata e con un tavolo a disposizione) e sono davanti a cinque libri aperti più o meno a caso cercando di trovare il modo di ricordare le date delle guerre persiane, chi fosse Teopompo di Chio e cosa pensassero nel Cinquecento riguardo agli antichi Greci.
E mentre cerco di capire cosa pensassero nel Cinquecento degli antichi Greci, mi chiedo anche perché nel Cinquecento ci fosse qualcuno che invece di pensare a divertirsi e a vivere bene, si occupasse di questo, ma con ancora maggiore sorpresa mi chiedo cosa può interessare a me di Pericle e company. Eppure sono qui, una decisione presa un anno fa, di questi tempi, periodo in cui evidentemente il caldo offusca le mie capacità intellettive.
Un anno fa avevo raggiunto tutti i miei obiettivi: avevo appena vinto il concorso per un posto fisso (cosa rara quanto preziosa di questi tempi), avevo raggiunto una stabilità famigliare dopo anni di lotte personali e di crescita di coppia. Non dovevo più da dimostrare niente a nessuno. Avevo appena superato lo stress dell’ultimo esame del concorso per un posto a tempo indeterminato in pronto soccorso, e nessuno avrebbe più dovuto valutare la mia preparazione.
Ma il mio masochismo non ha confini. Da anni la passione per la storia è sempre stata in crescita, ma il fatto che la mia memoria abbia grosse difficoltà mi porta a frustrazioni continue ogni volta che, letto un libro, mi rendo conto che non ricordo le cose vissute anche con interesse durante la lettura.
Decisi così di obbligarmi a ricordare. L’unico modo mi è sembrato quello di dover rispondere a qualcuno delle cose lette e conosciute. Visto che in casa la storia non interessa che a me, ho deciso di iscrivermi all’Università, proprio al corso di storia. Come sempre non valutai più di tanto i pro e i contro. Presi la decisione e andai appena possibile a Genova per informarmi viste le differenze tra le facoltà umanistiche e il corso di medicina che avevo frequentato e visti gli anni ormai trascorsi da quando frequentavo io.
Presi subito i moduli di iscrizione, comprai il libro dei programmi di insegnamento e comprai subito un libro di testo: “Guida alla storiografia greca”, un libretto di 150 pagine circa che, dopo un anno, devo ancora finire di leggere.
In realtà il motivo dell’iscrizione fu anche il tentativo di riscossione dagli anni terribili passati a studiare medicina, in cui ogni esame era una sofferenza psichica e fisica che mi ha portato a laurearmi con anni di ritardo per il fatto che ad ogni esame preparato, due o tre giorni prima, se non addirittura la sera prima, decidevo di non presentarmi per il terrore di affrontare una prova orale.
Nessun problema con i compiti scritti che affrontavo senza problemi indipendente dal grado di preparazione.
Lo scopo di questo nuovo progetto era dunque quello di studiare una disciplina interessante e piacevole, in un tempo non definito, senza lo scopo di una laurea che dovesse essere il primo passo per un lavoro, di poter ricordare le cose lette e di riscattare le ansie passate. Avrei studiato nei ritagli di tempo, invece di leggere un romanzo avrei letto un libro di storia. Avrei integrato con le riviste comprate in edicola, guardando DVD di film storici. Ma in modo molto sportivo, senza grosse aspettative. Ma che le cose non sarebbero andate così me ne sarei potuto accorgere dal fatto che prima ancora che uscissero i programmi ufficiali avevo già comprato il primo libro, come quando tre mesi prima di iscrivermi a scuola guida comprai già il libro dei quiz, e quell’ansia servì a farmi bocciare all’esame di teoria. Dopo quasi vent’anni le cose non sono molto cambiate.
Inoltre a settembre subito dopo l’iscrizione al corso di storia, sono entrato in libreria e ho comprato tutti i libri degli esami che avrei messo nel piano di studi del primo anno. Qui mi sono reso conto che invece qualcosa era cambiato rispetto a vent’anni prima: in realtà solo il fatto che ora avevo la possibilità economica di comprare più di un libro alla volta e di pagare col bancomat che a quel tempo neanche sapevo cosa fosse.
Ma che le cose erano cambiate in un po’ meno di un ventennio me ne ero accorto da subito: appena entrato nella facoltà per iscrivermi, quando tutti gli studenti mi davano del lei, e quando qualcuno mi chiese che per l’iscrizione di mio figlio doveva esserci lui in persona perché serviva fargli una foto per il libretto universitario.
Spiegai divertito che la matricola sarei stato io, e ancora più divertiti gli studenti tutor, mi inviarono a fare la famosa foto per il libretto. Anche il “fotografo” mi guardò con sospetto prima dello scatto, poi quando inserì i dati e si accorse che esisteva già in archivio un’altra foto di 18 anni prima, un po’ diversa, non solo per la montatura degli occhiali e per la quantità di capelli, associata allo stesso nome, mi chiese quale avrei preferito tenere per il nuovo libretto consigliandomi vivamente la foto appena scattata perché più inerente alla realtà.
Mi recai a qual punto al piano di sopra a ritirare i bollettini di conto corrente per pagare le tasse universitarie. Andai velocemente alla posta a pagare senza pensare che prima o poi avrei dovuto dire a mia moglie, che anche la cifra non era più quella dei nostri tempi.
Quel giorno tornai a casa pieno di libri, con molti soldi in meno, ma con una qualifica in più: matricola del corso di laurea in storia.