Paese Mio (seconda parte)

Paese Mio (seconda parte)

Nicholas Lucchetti: La Spezia e il colonialismo italiano

Il libro del giovane studioso spezzino è imperniato su un argomento in certo senso “rimosso” dopo l’orgia di retorica patriottarda che aveva caratterizzato il ventennio fascista. Solo dalla seconda metà degli anni settanta del secolo scorso, infatti, si è cominciato a scandagliare il tema del colonialismoitaliano in seguito al lavoro intenso ed appassionato di Angelo Del Boca. che ha fornito una ricostruzione attendibile e completa delle vicende che videro coinvolta l’Italia in Eritrea, Somalia, Etiopia e Libia. In questo contesto si inserisce il lavoro di Nicholas Lucchetti, che in questo libro ripercorre, con dovizia di particolari, i riflessi che il colonialismo ha via via avuto sulla realtà spezzina. In particolare l’acceso dibattito che contrappose le forze politiche spezzine circa l’impresa di Tripoli (1911-1912) e l’accurato resoconto dell’ampio coinvolgimento cittadino nella campagna d’aggressione voluta da Mussolini control’Etiia (1935-1936).

Un libro davvero interessante per gli spezzini, cui viene offerto uno spicchio di storia che fa luce su un periodo non del tutto conosciuto.


Silvio Vallero-Pietro Ferrari: La baia di Lorenzo

Il soggiorno di un personaggio come D.H. Lawrence a Fiascherino (tra il 1913 e il 1914) ha solleticato l’interesse e la memoria familiare di Silvio Vallero, che in questo libro mette insieme un fedele resoconto fondato non solo sulle lettere dello scrittore alla sua compagna Frieda (tradotte da Pietro Ferrari), ma anche sulle memorie familiari. Suo nonno, il contadino pescatore Ezechiele, vicino di casa del romanziere, diventa così il filo conduttore del racconto di quel soggiorno. Lo stesso matrimonio di Ezechiele, di cui Lawrence fu testimone, fa da snodo alla serie di aneddoti che vedono “Lorenzo” al centro di piccole e grandi riflessioni, oltre che di diatribe letterarie.

Insomma, La baia di Lorenzo, come dice Giuseppe Conte, è un libro “utile, scorrevole, emozionante” che racconta, ancora una volta, non solo l’amore degli inglesi per il Golfo dei Poeti ma soprattutto la bellezza di una costa dal fascino unico.


Nicholas Lucchetti: La Spezia e la guerra civile spagnola

Un altro tassello della presenza spezzina oltre i confini nazionali. Qui siamo in Spagna, in uno dei periodi più buio della sua storia recente, quello della guerra civile. Il ruolo del fascismo non fu secondario, così come la partecipazione attiva degli spezzini. La base militare fu il punto diriferimento per la strategia dell’Italia fascista a favore deigenerali nazionalisti spagnoli e molti furono gli spezzini che presero parte al conflitto. Ma si mobilitò  anche il mondo antifascista per i quali la sollevazione dei generali nazionalisti fu k’occasione per difendere la repubblica spagnola da derive fasciste.

Un libro che, ancora una volta, ci racconta qualcosa di poco noto della città e degli spezzini, protagonisti, su fronti diversi. della storia italiana e non solo.


Werter Bianchini: Sarzana tra fascismo e libertà

La Resistenza a Sarzana rappresenta una pietra miliare nella storia della città. Vicende collettive e personali confermano i contorni di una vicenda tanto dolorosa quanto esaltante. Come quella di Werter Bianchini, che in questo libro racconta del suo antifascismo viscerale e delle sue esperienze di partigiano. Arrestato e ginito in carcere due volte a Sarzana, partigiano a Carrara, catturato dai tedeschi e condannato a morte, riesce miracolosamente a salvarsi. Una testimonianza eccezionale, delineata attraverso i dettagli della sua prodigiosa memoria. Il racconto della guerra e dei suoi orrori, della povertà e della fame del dopoguerra fanno da sfondo ai problemi della ricostruzione fisica e morale della città, ma anche alla descrizione di personaggi per molti versi incredibili.

Insomma, un libro da leggere per ricordare e, soprattutto, per non dimenticare.


Gino Patroni: Un umorista a Spezia

Rappresentante per eccellenza dello spirito spezzino, Gino Patroni è diventato nel tempo una specie di “monumento” del quale non si può fare a meno per spiegare vizi è virtù di una città che troppo spesso dimentica di aver dato i natali a personaggi di notevole spessore culturale.

Gino Patroni aveva il sarcasmo nelle vene e lo propinava in gran quantità attraverso i suoi scritti ma anche parlando, con amici e colleghi, non per mettere in ridicolo questo o quello ma per “giocare” con le parole prima ancora che con le cose, con le istituzioni e con i difetti degli spezzini, lui compreso.

Giornalista, scrittore, umorista, Patroni ha vissuto tra agoscia, solitudine e fobie. Un intellettuale diprovincia digrandissimo talento accolto dal successo nella grande città ma, come sottolinea l’autore, “rimasto schiacciato dalle sue paure e dalle sue nevrosi”.

Un personaggio che Filippo Paganini ciregala con stile leggero attraverso aneddoti piccoli e grandi, sempre legati a quel filo di “spezzinità” che rappresenta il suo tratto distintivo.


Amerigo Lualdi: Spezzini si nasce – Spezzini si cresce

Due libri in uno. Due facce della stessa medaglia, quella di una “spezzinità” sempre presente in riva al Golfo dei Poeti. Lo stesso sottotitolo del primo libro (Divagazioni senza pretese di uno spezzino cresciuto nella città più provinciale della Provincia italiana) la dice lunga sul punto di partenza dell’autore, giornalista-scrittore arguto quanto basta ma frenato dai tanti limiti che l’orizzonte provinciale implica a chi non ha altre ambizioni se non quella di “evadere” in qualche modo dalla propria realtà.

Ad ogni modo, in questi “bozzetti” civengono proposti fatti e personaggi in chiave ironica, di un’ironia, come sottolineava Bruno Della Rosa nella presentazione, “affettuosa, sottile, da spezzino verace che conun po’ di malinconia racconta scorci di vita, riti quotidiani, malesseri esistenziali, tic genetici che fanno dello sprugolino doc un animale raro e in via di estinzione”.

Insomma, un libro che strappa un sorriso anche a chi, specialmente oggi, ha poco da ridere.


Franco Lena: Il dialetto spezzino dalla A alla S

L’amore di Franco Lena per la sua città si manifesta attraverso i suoi libri, che sembrano altrettante tappe della sua ricerca paziente ma attento a tutti gli elementi che ne mettano in risalto non solo la bellezza, ma soprattutto le radici da cui nascono e rinascono le realtà del presente.

In questo senso il libro sul dialetto spezzino si offre come l’esempio più brillante del suo lavoro. Un lavoro di scavo e, nello stesso tempo, di piacevole incontro con le parole, con la pronuncia e con lo spirito spezzino. Per questo il libro si è rivelato nel tempo una pietra miliare nella storia della cultura spezzina. La platea dei lettori si è andata allargando non solo perché il modo gradevole di raccontare la storia del dialetto spezzino è un tratto distintivo di Lena ma anche per la curiosità che è andata crescendo intorno a un tema non secondario della vita di tutti.

Lo dimostra l’attenzione di molti giovani, che in questo libro hanno trovato (o ritrovato) il piacere della scoperta di cose e tradizioni sconosciute ma legate al presente molto e più di tanti (falsi) richiami contemporanei.


Enrico Calzolari: Fabiano – Scrigno di memorie

L’opera appassionata e appassionante di Enrico Calzolari (già nota per altri notevoli risultati) ci regala un altro dei suoi “atti d’amore” verso la propria terra. Quello di Fabiano, del resto, rappresenta, come dice il sottotitolo, un verso e proprio “scrigno di memorie”, che l’autore offre al lettore per condividerne la bellezza e il fascino.

Nel territorio di Fabiano, apprezzato per la grande quantità di acque, fra cui anche acque termali, sono state trovate le più antiche statue-stele delterritorio spezzino, del tutto simili ai reperti individuati in Francia. La particolare posizione di questo territorio, poi, permette di fare osservazioni sui solstizi e sugli equinozi, il che ha determinato anche la sacralità dei crinali.

L’autore ci accompagna in un affascinante viaggio neltempo e nella storia che parla di popolazioni paleo-umbre, di Etruschi e di Celti, oltre che di Latini e Longobardi.

Un libro che sicuramente non lascia indifferenti.


Amerigo Lualdi: Valdellora swing

Prima o poi capita a tutti. Tornare tra i luoghi della propria infanzia èun po’ come, per l’assassino, tornare sul luogo del delitto. Qui, ovviamente, non c’è nulla di cui pentirsi ma c’è il sottile piacere di rivedere (con gli occhi della memoria) i luoghi dell’infanzia e cercare si risentiri odori e rumori di un tempo ormai lontano.

Quello di Lualdi, giornalista-scrittore sempre alla ricerca delle tracce del nostro recente passato, è un racconto senza fronzoli ma non per questo meno preciso e circostanziato.

Un quartiere defilato che per certi versi vive la sua dipendenza dal centro della città come l’occasione per sempre nuove scoperte ma che nello stesso tempo rappresenta un mondo a sé, libero di organizzarsi con una propria “legge” e in grado di offrire mille occasioni per scoprire la vita.

Un “amarcord” personale ma anche sociale, che aiuta a capire i valori nei quali il presente affonda per guardare con maggiore consapevolezza al proprio futuro.


Luciano Bonati: Gente di terra, gente di mare

Personaggio come pochi legato alla sua terra e al suo mare, dopo aver curato alcune Guide alle Cinque Terre e alla Val di Vara, l’autore ci offre una serie di ritratti dedicati a uomini e donne che nella loro semplicità hanno vissuto esperienze a volte eccezionali.

Il racconto di queste esperienze attinge a volte dalla viva voce dei protagonisti, altre alla testimonianza di famigliari o amici. Gente di terra e gente di mare che ha in comune la fatica e il coraggio di vivere in condizioni a volte estreme, a cominciare da quelle della guerra. Dai naviganti dimestiere a quelli che il mare hanno conosciuto come migranti; dalla

vita rurale di cui si sono perse le tracce al mondo operaio, tutto sembra avere in comune il segno della propria terra.

Giusto, quindi, dare merito all’autore per aver raccolto tante esperienze di vita da consegnare come viatico alle future generazioni.

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