Paese Mio (prima parte)

Paese Mio (prima parte)

Franco Lena: Mille anni nel Golfo

Una città senza storia. Una città senza tradizioni. Parlare di Spezia è per molti la ripetizione di un luogo comune che ad ogni angolo si scontra con fatti ormai sedimentati dalla storia.

Franco Lena ha perciò voluto sfatare questo luogo comune andando alla ricerca dei tanti fatti che invece fanno della Spezia una città ricca di eventi e di tradizioni culturali, oltre che di uomini illustri che hanno visto i natali in riva al Golfo.

Un lavoro certosino che fa di Lena un autore affidabile, oltre che documentato, ma soprattutto innamorato della sua città, al quale ha dedicato non pochi libri e che vale la pena ricordare per il “regalo” che ha fatto ai suoi concittadini.


Salvatore A. Zagone: Famiglie spezzine

La storia di una città passa anche dalle grandi famiglie che ne hanno segnato le tappe nello sviluppo economico e sociale. Il libro del prof. Zagone racconta proprio l’intreccio tra le storie di queste famiglie e la città. Un intreccio che nasconde conoscenze inesplorate e mette in risalto molti personaggi ritenuti secondari e invece importanti non solo in ambito locale ma anche nazionale e internazionale.

L’autore ha così condotto un lavoro di scavo e di ricerca con “l’entusiasmo di un archeologo” ricotruendo vicende individuali e sociali che sono poi alla base della storia della città. Perciò, leggere questo libro è come sfogliare l’album delle grandi famiglie, rafforzando quel senso di appartenenza che a volte sfugge ai più ma che pure tutti sentiamo come elemento insostituibile della vita comune.


Eugenio Giovando: Belinei(a)de

Autore spezzino per antonomasia,Eugenio Giovando raccoglie in questo libro il meglio della sua produzione poetica in dialetto, là dove il suo amore per la città si sposa con la sua capacità di metterne in rilievo aspetti seri o seriosi accanto ad una specie di caustica carezza con cui saluta i suoi concittadini.

Tutto questo, però, non fa dimenticare la sua esperienza musicale, che anzi in questi versi trova un’ulteriore conferma dal momento che aiuta a dare un fascino particolare al senso della parola. Non appare perciò azzardato affiancare la figura di Giovando a quelle di altri illustri predecessori come Ubaldo Mazzini o Alberto Faggioni.


Franco Lena: Le Vie della Spezia

L’autore offre in questo libro una rilettura del famoso ed importantissimo Straviario di Augusto Cesare Ambrosi, arricchito con notizie, aneddoti e avvenimenti che aiutano a capire lo spirito degli spezzini.

Nel volume sono stati anche inseriti versi in dialetto spezzino che servono a “spiegare” meglio una strada o una piazza meglio di qualsiasi ricerca storica. Versi che al di là del loro valore poetico evidenziano la leggerezza con cui lo spirito degli spezzini si posa su tutto ciò che li circonda.


Franco Lena: Quand’a éimo trèi gati de spezin

Dopo Mille anni nel Golfo e dopo Le Vie della Spezia, Franco Lena ci offre un altro spaccato della Spezia attraverso la sua inesauribile ricerca sulla vita e la storia della sua città.

La sua attenzione si è concentrata nel periodo precedente l’Unità d’Italia. Pare infatti che fino al 1860, infatti, esistette una Spezia “schietta, abitata da spezzini autentici e da qualche immigrato dalle plaghe liguri e lunigianesi circostanti”.

La costruzione dell’Arsenale, poi, oltre ad averla “divorata materialmente” ne intaccò profondamente l’animus originario, “distruggendo anche la Sprugola, laghetto nel quale giaceva il suo genius loci”.

Franco Lena: Strade che vai, statue che trovi

Ancora un’incursione nel paesaggio cittadino, che l’autore attraverso opere d’arte che ognuno può ammirare – dai giardini pubblici ai palazzi d’epoca – ma che spesso sfuggono all’occhio superficiale del passante. E ancora una volta Lena (ri)scopre le radici più profonde della città per offrirle all’attenzione del lettore. Il suo non è certo un intento “cattedratico” ma uno sforzo sincero per far conoscere le tante cose pregevoli che la Spezia conserva e che non tutti conoscono. L’autore desidera infatti “sfatare la leggenda che la città non abbia alcun elemento dipregio da annoverare”.

E, infatti, riesce benissimo nel suo intento-


Alberto Scaramuccia: Tutti al mare

Per una città di mare era indispensabile andare alla ricerca delle attività turistiche nella seconda metà dell’Ottocento, quando in riva al Golfo venivano a soggiornare i rappresentanti della Real Casa (1853).

Da quella data fino agli anni Sessanta del secolo scorso si dipana la narrazione riguardante gli stabilimenti balneari che correvano lungo Viale San Bartolomeo, dai momenti dimaggior fulgore fino alla decadenza, dovuta alle nuove installazioni industriali (Enel in testa).

Oltre a questo, poi, vanno segnalati i riferimenti storici del territorio e la discussione sull’annosa questione della Spezia città turistica, per finire con la rivisitazione di testi e testimonianze che conservano intatta una forte capacità di suggestione, valido anche per la costruzione di un sentimento diffuso di identità collettiva delal comunità spezzina.


Salvatore A. Zagone: A Spèza la se disa…

Un volumetto agile e gradevole dove sono riuniti motti e proverbi spezzini raccolti dall’esperienza personale dell’autore ma anche dal repertorio di un “monumento” come Ubaldo Mazzini, la cui enorme produzione vernacola non poteva essere dimenticata.

Il lavoro rappresenta comunque una sintesi, divisa in tre sezioni: quella dei proverbi e detti proverbiali, quella dei modi di dire, delle filastrocche e giochi di parole e quella del repertorio con l’appendice dei nomi propri dipersona.

Anche questo, dunque, rappresenta un omaggio alla storia della città e alla sua espressione più genuina, appunto quella del dialetto.


Alberto Scaramuccia: La Spezia e l’Arsenale

La presenza dell’Arsenale segna una svolta decisiva nel processo evolutivo della città. Il libro di Scaramuccia prova a disegnare lo scenario delal Spezia quale sarebbe oggi se l’impianto militare non si fosse realizzato o se le sue dimensioni fossero state più contenute.

Il saggio, inoltre, si propone di inserire la vicenda spezzina nel panorama più grande della Macrostoria. Infatti, mentre ferve il dibattito (politico, culturale, economico, civile) sul futuro della Spezia, sembra utile riflettere sul periodo in cui si decise il modello di sviluppo per la città ottocentesca.


Alberto Scaramuccia: Spezia 1907

Il libro racconta la vicenda di una giornata particolare per La Spezia, quella di domenica 21 aprile 1907, Natale di Roma, quando si vara la regia nave corazzata che porta il nome della Città Eterna. È l’ultima volta che una nave da guerra viene battezzata con grande sfarzo nelle acque del Golfo e questo ammanta il fatto di una metafora malinconica.

L’autore mette in risalto l’importanza dell’Arsenale in un contesto politico-sociale che sta facendo grande la città. Ma c’è anche il rovescio della medaglia, cioè le conseguenze di una crescita troppo veloce che crea contraddizioni che non vengono risolte perché troppe e tutte insieme nel panorama che sta evolvendo.


Alberto Scaramuccia: Spezia 1909

Il libro ricostruisce la vita spezzina di un secolo fa attraverso la lettura la stampa del tempo (soptrattutto settimanali). Viene così ricostruito uno spaccato sociale della città con le tensioni e le dinamiche che la percorrono e ne animano sogni, ideali e tendenze. Il quadro politico cittadino attraversa una situazione convulsa si aggiunge alle spinte contrastanti e ne deriva l’instabilità più totale.

La pesante situazione di bilancio non consente la soluzione di alcune difficili problematiche, derivate dal dopo colera. Il Piano Regolatore individua nella piana di Migliarina la zona adatta per nuovi insediamenti abitativi e industriali insieme allo sviluppo portuale.

Il punto nodale è il reperimento delle risorse e i conflitti in gioco mettono in evidenza l’inadeguatezza della classe politica, segnata soprattutto dalle contraddizioni derivate dalla crescita troppo veloce della città.

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