Sono nata e vissuta nella
"periferia dell'Impero", come Carla Sanguineti ama definire quell'angolo
incantato di Liguria e di Lunigiana insieme, che è la provincia spezzina.
Qui il paesaggio aspro e roccioso delle liguri Cinque Terre, a picco sul
mare, si incontra con quello dolce e collinoso della verde Lunigiana, dove
scorrono il Vara e il Magra, che, confluendo l'uno nell'altro, mescolano le
loro acque fino al mare. Sulle alture, le torri e i castelli dei potenti
Malaspina sovrastano ancora i piccoli borghi medievali, mentre dalla terra
affiorano le pietre dei nostri lontani antenati: i reperti antichissimi
della Grotta dei Colombi alla Palmaria, le misteriose statue stele dal viso
evocante l'astro lunare, i bianchi marmi di Luna, estremo baluardo di Roma
contro i fieri Liguri.
Qui, infine, l'incantevole Golfo dei Poeti e le mie prime solari immagini:
il mare, le rocce, le pinete odorose, gli ulivi, le viti e gli orti.
Al mio lessico infantile subito appartennero parole suggestive, evocanti
luoghi pieni di fascino, come Porto Venere, Le Grazie, Ca' di Mare, Punta
Bianca, Rio Maggiore, Monte Rosso, o luoghi di mistero e di avventura, quali
la Grotta del Brigantino, la Spiaggia dei Morti, o la Balena, una sorta di
Colonne d'Ercole della mia infanzia, mitico scoglio nel mare di Fiascherino,
traguardo e limite di ogni mia nuotata.
Inoltre due parole speciali, meno frequenti delle altre, venivano
pronunciate sommessamente dalla gente, quasi sussurrate, naturalmente senza
doppie, secondo la parlata spezzina: "i boscheti", poetico nome del cimitero
e "Pinceti" che, nel parlare comune, indicava la prigione senza doverla
nominare.
Poi, ancora giovanissima, la guerra con tutto il suo orrore e le sue parole
di morte, una lunga guerra che sembrava non finisse mai. Giorno e notte,
senza tregua, bombe distruzione odio violenza anche nella mia cara città.
Ricordo l'incubo delle sirene d'allarme, le corse nei rifugi, le case
abbandonate, le amicizie bruscamente interrotte, le persone care scomparse.
Infine la pace, parola straordinaria e dolcissima da pronunciare, fresca e
leggera come d'estate sul viso la brezza marina, la pace con le sue nuove e
luminose parole di vita e di speranza, di cui da allora mi sono nutrita:
libertà, rispetto dell'altro, nonviolenza, equità, trasparenza, solidarietà,
pluralismo, ecologia, ecumenismo.
Così, in questa terra di antica bellezza ma anche lontana dai centri di
potere, periferica, pigra e un pò sonnolenta, mentre insegnavo nella scuola,
ho sentito a volte l'urgenza di scrivere, di disporre le mie parole l'una
accanto all'altra in modo semplice e chiaro, direi quasi elementare, per
esprimere il mio amore per la natura, i miei affetti più cari, la mia sete
di pace e di armonia nel mondo e il mio profondo disagio di fronte ai mali e
alle contraddizioni della nostra società.
Avrei voluto tradurre le mie parole in tutte le lingue e in tutti i dialetti
e scriverle a grandi lettere sui muri del mondo, perchè tutti ne capissero
il forte significato e se ne appropriassero. Più modestamente le ho
trasmesse ai miei figli e nella scuola sperando che mettessero radici
profonde nelle giovani generazioni.
Oggi, a distanza di alcuni anni, mentre intorno a noi purtroppo imperversa
ancora la cultura di guerra e miliardi su miliardi vengono spesi dai governi
di tutto il mondo per possedere armi sempre più precise e distruttive, sento
più che mai attuali le mie parole ed esprimo orrore e vergogna per i
massacri di popolazioni inermi e per la devastazione sempre più insensata e
feroce della nostra casa che è il mondo (ecocidio).
Tuttavia non credo che questi nobili sentimenti, già espressi ovunque da
migliaia di persone, siano sufficienti per bloccare gli ordigni di morte. A
mio parere, un'autentica cultura di pace non può essere disgiunta da un
nuovo modo di intendere noi stessi e il mondo, cioè da una nuova visione più
attenta e più corretta della realtà in cui viviamo e del posto di tutti noi,
uomini e donne, in questa realtà.
Noi non siamo il centro del Cosmo, ma apparteniamo ad esso, come gli
animali, gli alberi e le pietre. Anche la terra appartiene al Cosmo. Ci
ospita, ci nutre, ci disseta, ma non è cosa nostra. La Terra è natura, come
tutti noi siamo natura. Distruggendola, distruggiamo noi stessi.
Se vogliamo dunque operare per la pace e quindi per la vita, è assolutamente
necessario per tutti noi (inclusi i signori con i galloni che continuano a
fare BUM), acquisire una cultura ecologica profonda, basata sul rispetto
della natura e di noi stessi che della natura facciamo parte (ecosofia).
Ilva Losa
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