QUELLI CHE IL PICCO - PREFAZIONE
 

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Intanto una premessa, veloce e personale. Sul rettangolo verde del "Picco", magari con meno erba e con la pista al lato, ci ho giocato anch'io. Giovane difensore della Fezzanese, ho avuto la possibilità di disputarvi qualche gara, ricordo con avversari Spezia e Don Bosco, quando era possibile, la mattina della domenica. Eppoi un paio di gare estive, nel 1962, di un torneo nelle file dell'Acquasanta, dove abitavo dopo la mia nascita a Migliarina. Ricordo di aver fatto un gol calciando una punizione da lunga distanza, anche perché quel pallonetto beffò il portiere. Purtroppo non valse il successo, perché fummo battuti di misura dal Fabiano/Buggi.
E già scrivevo, in quanto nel marzo del 1962 iniziai a collaborare con "Il Paese" e la prima partita da cronista fu Forza e Coraggio-Freccia Azzurra di S. Stefano Magra alle Grazie.
Al "Picco", prima di andarvi da cronista, da ragazzino mi ci portavano due persone del mio stesso palazzo, in vicolo delle Fornaci, i coniugi Francesco (da poco scomparso) e Vincenza Pistone, genitori di Alfonso, allenatore del settore giovanile del Canaletto Sepor, e Giovanni. Quand'era bel tempo partivamo a piedi dall'Acquasanta e raggiungevamo il "Picco". Era una passeggiata. Andavo in curva, riuscivo sempre a entrare, senza pagare il biglietto, come figlio dei Pistone. E cominciò la mia passione per il calcio. Diventai poi raccattapalle. Nell'intervallo di uno Spezia-Livorno, con lo stadio affollatissimo, mi misi in porta, lato ferrovia, con la tuta e volai a deviare un pallone calciato dal dischetto da un compagno. Strappai gli applausi.
Poi, quando iniziò la mia collaborazione sportiva, dopo le partitine sui campi cittadini e provinciali, approdai anche allo stadio comunale di viale Fieschi. Seguivo l'Arsenalspezia e poi facevo le interviste nelle partite interne dello Spezia. I pezzi principali li facevano il compianto Euro Mantero e Rino Capellazzi. Si entrava nello spogliatoio, non come adesso che c'è la sala stampa, dove peraltro non è facile far venire i protagonisti.
C'era poi il torneo di Viareggio, con l'insuperabile patron Domenico Serpe. Mi ricordo, in notturna, di un Milan-Juventus con il "Picco" stracolmo, di un Inter-Boca Junior con oltre trentasei rigori battuti, in un sabato pomeriggio. Alla sera mi aspettavano gli amici da Crastan per andare a cena in Versilia, ma arrivai tardi perché, dopo la lunga partita, andai in redazione a "La Nazione" nella vecchia e gloriosa sede di via Chiodo 44 e dovetti fare un pezzo anche per lo sport nazionale. Eppoi seguii i tornei interaziendali nel tardo pomeriggio, il palio dei rioni in notturna, importanti amichevoli. Con il Napoli di Antonio Juliano feci una delle mie prime telecronache per Telespezia di Luciano Resta e del compianto Emilio Maneschi. E tante altre telecronache ne seguirono o interventi radiofonici.
Non ricordo la serie B, perché ero ragazzino (classe 1946) e non andavo ancora allo stadio, ma il trionfo dell'Arsenalspezia con Albino Buticchi presidente in un campionato senza sconfitte nel 67-68 e la prima promozione dello Spezia in C1 con allenatore Sergio Carpanesi nella stagione di C2 85-86 (vista anche la dinamica), sono ancora nei miei occhi. Quante volte ho salito gli scalini che portano alla tribuna stampa? Migliaia. E tutte le volte che lo faccio, ringrazio per esserne in grado. E mi sforzo sempre, quando sono ad osservare dall'alto, di fare il mio dovere senza essere travolto dalla frenesia. L'emotività, è vero, ti avvolge, ma è importante non dimenticare mai che il giornalista deve fotografare ed essere obiettivo. Emozioni costanti, dunque, seduto tra i colleghi Rino Capellazzi e mio figlio, Marco, al quale ho cercato di trasmettere tanti di questi valori. Quelli veri, dello sport e, senza peccare di presunzione, di giornalismo.

Fulvio Magi


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