"E bravo l'Armando!", come
direbbe Enzo Jannacci.
Non solo è milanista - e per questa colpa meriterebbe almeno gli arresti
domiciliari, col divieto di vedere le partite in tv e di sentirle per radio
- ma si è pure permesso di parafrasare il titolo del mio primo "best seller"
letterario che si chiama "Spezzini si nasce".
Confesso di essermi talmente alterato da cercare sulle pagine gialle un buon
avvocato civilista per contestargli il plagio. Mi sarei accontentato di un
rimborso dei danni irrisorio: un abbonamento a "Inter Channel", tre cassette
porno e il numero del cellulare di Giovanni Trapattoni.
Poi, ragionando a mente fredda, ho deciso di non fare alcuna causa
all'Armando. Primo, perché lui mi ha assicurato di tenere il mio libro sul
comodino e di leggerlo tutte le sere prima di addormentarsi; secondo perché,
mentre sto scrivendo questa prefazione, l'Inter ha appena vinto in casa col
Lecce e il Milan ha perso sul campo del Toro.
Mi sentivo più buono, insomma, e ho deciso di perdonarlo.
Nonostante il cognome, l'Armando è spezzino di quelli veri e, soprattutto,
innamorato dei colori aquilotti. Lo ha dimostrato già in passato coi suoi
bei libri sulla storia dello Spezia e lo conferma tutti i giorni nella sua
attività di cronista.
Dell'Armando mi piacciono il gusto "retrò" e nostalgico, la passione per la
storia della squadra della sua città, la costante assimilazione tra il
fascino, le difficoltà e la bellezza del gioco del calcio con la vita di
relazione, quasi che l'uno e l'altra siano nati insieme e insieme continuino
a correre.
Eppoi la sua è una penna elegante, non pretenziosa né tronfia e retorica.
Non è un pregio da poco, oggigiorno, in cui prolificano scribi tromboni e
cronisti presuntuosi che cercano di fare il verso ai Brera o ai Mura.
Certo - come dicevo poc'anzi - l'Armando ha anche dei difetti ma, si sa,
nessuno è perfetto.
Lo perdono ancora una volta perché anch'io, come lui, ho lo Spezia nel
sangue.
Per questo mi ha fatto piacere leggere di aneddoti, curiosità, conoscere i
soggetti da stadio, ripercorrere con la memoria le tappe storiche che noi
tifosi abbiamo vissuto.
Il mio rapporto col "Picco" e con lo Spezia risale ai primi anni Sessanta.
Con mio padre, la domenica, ce ne andavamo in curva (quella vecchia in
cemento, prima ancora che costruissero di fianco la parte in legno) a vedere
Vallongo, Sonetti e quella che ricordo essere una sorta di formazione
mitica.
Confesso però di non sapermi raccapezzare nei periodi precisi né nelle
singole partite o risultati specifici.
Rammento soltanto i nomi di chi ammiravo sul campo, con gli occhi curiosi ed
estasiati dei bambini: Memo, Motto, Grassi, Perico, Marconcini, Rollando,
Giampaglia, Bruschini.
Sono i primi che mi vengono in mente.
Ricordo indelebile è quando - avevo 5 o 6 anni - non trovai più mio padre
nella calca del dopopartita all'uscita del "Picco". Non mi persi d'animo e,
per la prima volta in vita mia, attraversai tutta la città da solo (abitavo
a Valdellora) dove papà - alquanto inquieto - mi raggiunse un paio d'ore più
tardi.
Temeva mi avessero rapito ma poi, ricordandosi che non avevamo una lira,
pensò che, forse, avrei saputo arrangiarmi da solo, come feci.
Ma le mie "rimembranze "più nitide partono da quel derby storico col Genoa
in cui "Cini-Mulo", come lo chiamavamo noi spezzini, segnò la rete del
successo dei rossoblù e fece crollare i nostri sogni (non soltanto
calcistici) di dare finalmente una lezione alla Superba.
Poi vado con la mente ai tempi di Corradi allenatore, di Seghezza, di
Bonanni, di Morosini, di Giulietti, di Brustenga, di Caocci buon'anima, di
Callioni e di tanti altri. Da quindicenne avevo una vera e propria
venerazione per Graziano Gori, ala destra tutto pepe e dal dribbling
ubriacante che poi si trasferì al Taranto, e per Emer Franceschi, stopper
roccioso, dalla faccia truce e coi baffoni neri.
La smetto qui sennò mi toccherebbe scrivere un libro come quello
dell'Armando e a lui non voglio certo rubare la platea.
Dello Spezia e dei colori aquilotti ne sa certo più lui di me.
Un appello ai tifosi e agli sportivi: comprate "A quilotti si nasce" (magari
insieme ai miei libri) e gustatevelo fino in fondo.
L'Armando è bravo e se lo merita.
Amerigo Lualdi
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