UN GIORNO DI ALLARMI AEREI - PROLOGO
 

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Capita di rado che un testo esca in seconda edizione. Vuol dire che le cose sono andate bene alla casa editrice o che comunque qualcosa di positivo è successo. "Un giorno di allarmi aerei", uscì per la prima volta nel 1991. Riprendeva nel titolo un articolo scritto da un collega, Tarcisio Del Riccio, toscano, negli anni sessanta. 
Ci vollero quasi due anni di ricerche per completarlo, ma soprattutto il coraggio di un editore, Salvatore Di Cicco, un abruzzese con tante idee. La sua Casa appariva allora per la prima volta alla ribalta e lo faceva proprio con un testo dedicato ad un'impresa velata di mistero. Presentai il progetto al "professore", lui lo studiò quattro secondi e disse sì. Il libro uscì con pochi denari, con qualche pubblicità dentro, per ripagare i costi, ma vendette quasi 500 copie in pochissimo tempo, a cavallo tra il 1991 e il 1992. 
Il testo voleva riaprire un caso, ma soprattutto riportare alla luce una vicenda antica come il calcio, fatta di guerra, di eroi. Non di calciatori idoli, quelli che hanno tutto per essere tutto, ma di uomini che pur arrivando in vetta non avevano vinto nulla per la storia. Rimanemmo però dell'avviso che la squadra dei Vigili del Fuoco si era fissata nelle menti di troppi ed aveva fatto sognare i bambini di diverse generazioni.
Il libro ebbe la sua storia, provinciale, fatta di tanta gente che lo apprezzava ma anche che non lo voleva. Un'associazione spezzina si offrì di comprarne 200 copie a 1000 lire l'una, quando il prezzo di copertina era di Lire 10.000; un'altra chiese di stamparlo in Bulgaria, ma il testo con tanto di foto al seguito viaggiò verso l'est tornando prontamente indietro. Le associazioni sportive neppure lo valutarono. Ma quel libro, quel giornalista e quell'editore continuarono la loro storia; il testo arrivò, una mattina di giugno del 1993, sulla scrivania del presidente della FIGC Antonio Matarrese; alcuni colleghi torinesi ne chiesero copie per studiarlo. Divenne addirittura oggetto di una tesi di laurea ad Urbino, portando al 100 e lode un indomito amante del calcio.
Come nuvole in viaggio, continuò ad interessare un collega della Gazzetta dello Sport, Antonello Capone, che volle vederci chiaro, ed un altro di Tuttosport, Marco Bonetto, che partì da Torino per entrare nel problema fino in fondo. Quando nel 2000 uscì un'iniziativa editoriale del Decimonono, alla voce scudetto 1944, l'autore attinse a piene mani, forse anche troppo, dal testo, fino a spogliarlo.
Nel marzo 2000 partì la richiesta ufficiale per riavere quel campionato nel proprio palmares, ed io avevo in casa appena due copie. Casualmente, ma non credo poi tanto, mio padre proprio in quei giorni ritrovò un pacco contenente almeno altre 15 nella sua cantina. Riaverlo tra le mani e iniziare l'avventura che ci avrebbe portati al riconoscimento onorifico fu come ricevere una pacca sulle spalle che ti avvia. Oggi come allora il testo ha un solo ideale: quello che narra come nel calcio ci siano idoli e calciatori. I primi lo sono per un attimo, legati ad una stella che conclude il suo viaggio con l'oscuramento, umana eternità. I secondi sono quelli che magari non hanno mai trasformato il loro piede stanco in uno d'oro, ma sono sulla stella del tifoso. Sono gli unici che riescono a popolare di visioni fantastiche i sogni dei bambini, rimanendo immortali. Tommaseo e Rostagno, come altri che non ho conosciuto personalmente, per me sono tali. A loro è dedicato questo libro, la seconda e più ampia edizione, con interventi di tanti colleghi che in passato hanno tenuto a memoria della gente quel sogno di uno scudetto. 
Anche in questo caso il libro esce per volontà e portafogli di Salvatore Di Cicco. Nessuno lo ha aiutato, anzi ha dovuto barcamenarsi tra qualche guitto vestito di nuovo, dribblando la politica e tutti quelli che ci vivono. Dopo undici anni la stesura risulta ancora fresca ed il fatto che il testo e tutti i documenti ritrovati abbiano dato una mano fondamentale alla causa ci onora. In fondo, 58 anni dopo, serviva poco: un giornalista, un editore ed un libro, perennemente in viaggio.

Armando Napoletano


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