UN TURISTA NEL GOLFO: AUGUST VON GOETHE - PREFAZIONE
 

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Ho avuto modo di leggere qualche tempo fa le lettere che August von Goethe scrive al molto più celebre Padre nel corso del viaggio che compie in Italia nel 1830, toccando fra le altre località anche Genova e la Spezia. Per un paio di ragioni che mi auguro buone, mi hanno intrigato fornendomi lo spunto per scriverci qualche riga sopra.
Innanzitutto, sono ricche del fascino costituito dall'assoluta novità, dato che sono rimaste chiuse in qualche cassetto per il lungo periodo di quasi centosettant'anni. Ci leggi dentro un'epoca nella quale i fondamenti su cui poggiava salda la precedente, si sono fatti incerti mentre nuove basi che puntellino l'assetto dell'esistente sembrano ancora sprovviste della solidità necessaria per assolvere al meglio alla propria funzione. August è lo specchio di come si stia consumando un'esperienza intellettuale mentre il nuovo che avanza non ha ancora l'autorità per imporsi come modello culturale, non riesce a proporsi quale punto di riferimento che sostanzi una situazione. La capacità che hanno le lettere di attrarre, viene accresciuta dal fatto che, anche nel momento storico che noi viviamo, antiche certezze sono venute meno senza che nuove siano loro subentrate pari alle precedenti in dimensione sia qualitativa che quantitativa. Se stabilire un'analogia fra l'allora e oggi, sarebbe improprio, esprimere una simpatia è anche un modo per ripensare a noi.
Inoltre, August, mentre parla delle situazioni che incontra, le descrive fornendoci cosÏ anche delle informazioni sulle nostre terre. Certo, un viaggiatore, quando illustra il posto che visita, rappresenta quello che vuole vedere, pronto all'esaltazione quanto alla sottovalutazione a seconda dell'impatto emotivo che subisce. In ogni caso, se l'oggettività difficilmente è di questo mondo, e comunque non appartiene alla storiografia, il resoconto del viaggio, pur nella parzialità che lo contraddistingue, è pur sempre un documento da cui si possono trarre informazioni per meglio conoscere questo nostro territorio che abitiamo e che ancora non abbiamo imparato a vivere appieno. 
Secondo questa ottica e fedele alla mia regola di compiere divagazioni eccentriche rispetto all'argomento, ho usato un flebile spunto che mi forniva August per allargare il discorso ai guerrieri che si sono agitati per le lande del Golfo e quindi alle impronte germaniche che hanno stampato le loro orme in Sprugolandia, nome che mi sono divertito a improvvisare mutuandolo da quello della Sprugola, il corso d'acqua che meglio ci rappresenta: sicuro di avere portato, all'interno di un panorama di notizie già ben conosciute, anche qualche piccola piccolissima novità per aggiungere ulteriori, pur modesti, tasselli che meglio definiscano il quadro d'assieme e con esso la nostra identità territoriale.
Al termine di queste brevi considerazioni, desidero ringraziare il dottor Peter Patti di Wasserburg am Inn, cittadina prossima a München. È, Peter, un italiano di Germania in cui mi sono imbattuto mentre gironzolavo sul web in cerca di informazioni a proposito di un libro di Pruys. Chi dice che in rete si incontra solo il lupo cattivo, è servito. Peter è stato gentilissimo, cortese, prodigo di consigli, informazioni, suggerimenti. A Lui, alla Sua cultura, debbo molto, davvero ben più di quanto possa ringraziarLo.

Alberto Scaramuccia


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