Attilio Bertolucci
Aprendo il quinto premio Lerici Golfo dei Poeti sul nostro indimenticabile
Giorgio Caproni, che ci ha lasciati troppo presto, ma che sentiamo più
vicino che mai, tel quand lui mème enfin l’éternité l’echange, non posso non
ricordare che anche i premi venuti prima arricchirono la cerimonia
dell’assegnazione di meritati riconoscimenti alternativamente a poeti e
narratori d’oggi con vivaci e appassionanti conversazioni biografiche e
critiche su grandi eppure attuali poeti e narratori, qualche volta l’uno e
l’altro insieme, del passato. La tradizione continua, avvicinandosi a noi.
Qui nel Golfo del Poeti dimorarono, transitarono dai primi anni del secolo
scorso ai primi del nostro, li enumero ma i nomi li conoscete tutti: Byron,
Shelley, Mary Shelley, D.H. Lawrence, ma oggi, stasera, con commozione
vogliamo onorare nel nome eterno senza aggettivi della Poesia, dovendo
premiare poi dei poeti, quel poeta inconfondibile e singolarissimo, unico,
che fu nell’Italia del nostro secolo Giorgio Caproni.
Non voglio entrare in ricordi, quasi fatti personali, ma posso dire che
vicinissimo a lui nell’età e, nei molti anni di volontario esilio a Roma,
suo vicino di casa, scegliemmo o fummo scelti per l’arioso Monteverde; fui
pure, che importa non poco, con lui solidale nel non cedere alle trappole,
ai ricatti (la parola mi sembra troppo forte) che Scuole e Movimenti ci
tendevano. la sua opera, dico i versi suoi, che cantano nella nostra
memoria, ha vinto.
È molto significativo che a parlare di lui sia prima di tutto il poeta,
ormai considerato fra i maggiori d’Italia oggi, Giovanni Giudici, che per
essere qui fra noi ha dovuto attraversare la minima ma infinita distanza che
corre nel Golfo fra le sue native Grazie e Lerici, che ci accoglie fortunati
ospiti.
Dopo di lui, a nome delle nuove generazioni come narratrice, poeta e
studiosa apprezzatissima Biancamaria Frabotta e Luigi Surdich
dell’università di Genova, che ha scritto un ritratto critico di Giorgio
Caproni, vita e poesia intrecciate, che è la migliore guida che ci sia al
mondo al giorno d’oggi del Nostro.
Molto importante ritengo, a dare testimonianza della fortuna europea di
Caproni, che siano con noi Charles Tomlinson, Philippe Renard e Bernard
Simeone.
Charles Tomlinson è lirico fra i maggiori nel sempre ricco e vario panorama
della poesia inglese di oggi, poeta più che italianista quando legge,
interpreta e traduce poeti italiani.
A Philippe Renard e a Bernard Simeone la poesia e la narrativa italiana
contemporanea devono moltissimo. Il primo, docente nell’illustre università
di Strasburgo, conta fra i migliori, tenaci non occasionali italianisti di
Francia; il secondo, poeta di freschissima vena, è critico e traduttore
preciso e inventivo. Entrambi hanno dedicato molta parte della loro attività
a Giorgio Caproni, del quale sono stati anche carissimi amici.
Chiudo rivelando a chi non lo sapesse che il poeta di Genova e Livorno visse
nella sua infanzia anche lui nel Golfo dei Poeti. Riprendendo il titolo
stupendo di un suo stupendo libro, dico che il passaggio di Giorgio in
questa plaga di estrema Liguria, che s’incontra e bacia con la prima
Toscana, si fa metafora della sua vita e della sua poesia.
Attilio
Bertolucci
Presidente del Premio letterario “Lerici Golfo dei Poeti”
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