Giorgio
Caproni (1912-1990), nato a Livorno, ha trascorso alcuni anni della sua
infanzia a La Spezia, per poi trasferirsi con la famiglia a Genova dove ha
abitato dal 1922 al 1932: tutte e tre queste città avrebbero lasciato, come
Roma più tardi, un'ideale traccia nella sua poesia.
Dopo aver combattuto durante la seconda guerra mondiale sul fronte
occidentale, egli ha preso parte alla Resistenza e, alla fine del conflitto,
si è stabilito definitivamente a Roma, dove ha continuato ad alternare
l'insegnamento all'attività letteraria. Caproni ha saputo raggiungere esiti
estremamente significativi nell'ambito della poesia del Novecento. Come
un'allegoria (Genova, 1936) e Ballo a Fontanigorda (Genova 1938) rendono con
straordinaria tensione metrica e formale l'apprensione dei sensi. Finzioni
(Roma, 1941) e Cronistoria (Firenze, 1943) rappresentano un importante
momento di evoluzione nello stile del poeta, ma è con Le stanze della
funicolare (Roma, 1952) e Il passaggio di Enea (Firenze, 1956) che Caproni
attua appieno la sua sintassi spezzata, convulsa, tragica nell'evocazione
dell'angoscia del tempo di guerra e nel desiderio di penetrare l'intimo
significato del rapporto fra la civiltà contemporanea e l'uomo simboleggiato
dal mito di Enea che fugge dalla città distrutta portandosi sulle spalle il
vecchio padre (la pesante eredità del passato) e per mano il figlio
(l'incertezza del futuro), mentre è sempre incombente il pensiero della
morte nell'allegorico viaggio di una funicolare.
Il seme del piangere (Milano, 1959) è dedicato alla memoria della madre ed
ancora nel Congedo del viaggiatore cerimonioso (Milano, 1965) tornano i temi
della meditazione sulla morte e della contemplazione del dolore.
De Il muro della terra (Milano, 1975), Il franco cacciatore (Milano, 1982) e
Il conte di Kevenbüller (Milano, 1986) si tratta più significativamente nel
presente volume.
Caproni è anche autore di brevi prose narrative come Giorni aperti,
itinerario di un reggimento al fronte occidentale (Roma, 1942), Il gelo
della mattina (Caltanissetta, 1954) e Il labirinto (Milano, 1986) ed ha
svolto un'intensa attività di traduttore (Baudelaire, Proust, Char, Céline,
Maupassant, Frénaud, Genet, Apollinaire, Lorca, ecc.).
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