SIMENON IN ITALIA - NOTE DEGLI AUTORI
 

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Questo libro nasce in una sera d'estate a Levanto, dopo un lauto pranzo a base di Puligny-Montrachet e branzino al forno; è figlio dell'entusiasmo e della scriteriata fiducia di due maniaci, ma appassionati collezionisti.
Non vuole essere un saggio né, tantomeno, vuol essere simile ad uno di quei libri di scuola che gli autori hanno a loro tempo dileggiato; vorrebbe essere, invece, un invito ad amare Maigret e Simenon, ambedue così profondi conoscitori dell'animo umano, da farci sentire più ricchi e più saggi dopo ogni riga.
Infine, vorremmo che diventasse una guida alla conoscenza e all'acquisto per tutti i collezionisti dei romanzi di Simenon, anche per quelli che devono ancora cominciare.

Eravamo bambini, quando, invece di "andare a letto dopo Carosello", sentivamo ripetere dai nostri genitori "Stasera tutti zitti, c'è Maigret in TV" e, se capivamo poco della vicenda gialla, tanto ci restava invece delle atmosfere, della voce di Cervi, della sua pipa...
E tanto ci è restato che, da ragazzi e poi da adulti, abbiamo cominciato a desiderare di leggerli tutti quei romanzi di Maigret: prima i pochi che erano in casa, poi, lentamente, tutti gli altri. E ancora più tardi a scoprire che esisteva un Simenon senza Maigret, che ci sembrava a volte troppo simile al precedente, a volte troppo diverso, a volte banale, a volte complicato, ma che sempre ci ha lasciato pensierosi o addirittura commossi. E la mania è proseguita: abbiamo cominciato a voler possedere tutti i romanzi di Simenon (impresa non facile... con Tomasi di Lampedusa saremmo stati avvantaggiati...) e, infine, all'ultimo stadio della malattia, a voler scrivere un libro-guida per i collezionisti: un libro sui libri, il colmo!
È una scommessa che ci lascia ancora perplessi e dubbiosi di aggiungere all'innumerevole schiera di "opere prime" un altro volume che non venderà neanche una copia (in Italia sono moltissimi).
Ci siamo chiesti: perché Simenon? Uno straniero che non parla dell'Italia, un sospetto antisemita, un mezzo reazionario, perché?
Forse perché, come è stato detto e scritto "si legge per scoprire di non essere soli", e Simenon in ogni libro scandaglia a tal punto i pensieri e le emozioni di un uomo, che ogni volta ci fa riconoscere, anche solo per un attimo, nei suoi personaggi. Poi esaspera le situazioni fino al dramma e noi siamo felici di poter pensare: "A noi non capiterà così...".
E, soprattutto, oltre venti collane e duecento romanzi sembrano fatti apposta per ingolosire collezionisti malati come noi.
Ci siamo chiesti ancora che senso abbia, nel 1998, fare collezione di qualcosa e, ancor peggio, ricavarne un manuale. Viviamo in un'epoca per certi versi schizofrenica: per sei giorni alla settimana digitiamo tasti di computer cercando affannosamente di rubare gli ultimi segreti del "Windows '98" o di scovare i siti più remoti di Internet, quando non passiamo ore e ore a fare zapping sui trecento canali dell'ultima "parabola" con decoder digitale. Il settimo giorno, per riposarci, saccheggiamo i mercatini dell'usato comprando oggetti che solo venticinque anni fa noi stessi scaraventavamo dalla finestre la notte di Capodanno.
Cosa cerchiamo nei rottami? I valori familiari, le certezze, le chiacchiere a tavola, l'accontentarsi di poco e persino le ingiustizie di un tempo o solo gli anni trascorsi? (Nei mercatini vediamo anche molti ventenni: cercheranno i biberon?) Cosa ci succede? Abbiamo paura del mondo satellitare che ci circonda durante la settimana? Lo sentiamo terribilmente utile e terribilmente gelido? Ha fatto troppo in fretta a conquistarci?
Ecco allora che c'è un senso anche per il collezionismo del Duemila, senza contare che è il vizio umano che danneggia l'organo più vitale anche se più sensibile del borghese: la tasca.
E collezionare libri di Simenon può essere un modo per ritrovare valori e voglia di pensare, senza bisogno di riempirsi la casa di macinini arrugginiti.
E comprare il nostro un modo per commuovere le nostre mamme e salvarci dalla bancarotta.

Nota alla seconda edizione

Esce, a cinque anni di distanza, la seconda edizione di Simenon in Italia, notizia che accogliamo con sorpresa mista a scetticismo.
La sorpresa deriva dalle molteplici scommesse, che furono il presupposto della prima edizione; scommesse, non tutte vinte, sulle quali riflettiamo nel momento in cui il libro è finalmente esaurito. Non siamo incorsi nell'anatema dei molti libri di cui non viene letta neanche una copia, ma, certamente, settecento libri venduti in cinque anni non sono cifre da "Bancarella"; e, tuttavia, nella giungla dell'editoria di oggi, in cui spesso si antepongono la raccomandazione o il budget alla lettura dei manoscritti, in cui si può pubblicare tutto e distribuire niente, in cui anche gli editori più onesti sono costretti a far pagare un libro valido all'autore stesso, non ci possiamo lamentare.
Né potevamo pretendere che un libro compilativo come questo potesse superare la soglia del "prodotto di nicchia".
Ma che la scelta del soggetto fosse azzeccata, ce l'hanno dimostrato l'invidia e l'ostracismo di non pochi addetti ai lavori. Siamo stati comunque orgogliosi dell'apprezzamento ricevuto dai tanti cultori di Simenon, peraltro in continuo aumento.
Abbiamo faticato a non gonfiare le piume come pavoni, sapendo che un libro di dilettanti era stato recensito su quotidiani nazionali, ospitato in importanti mostre, acquisito da biblioteche nazionali e persino dal "Fondo Simenon" di Liegi, come nei nostri sogni più riposti.
Ma la maggiore soddisfazione è stata, forse, quella di chiamare a raccolta col libro uno stuolo di appassionati simenoniani, palesi o latenti, persone delle più diverse estrazioni e culture, che siamo onorati di aver conosciuto grazie al volume, e tra i quali non possiamo dimenticare Massimo Romano, Andrea Stoppioni e Luca Facchini (e il loro Club Stilnovo), Tiziano Agnelli, Claudio Cento, Giovanni Maddalena, Ugo Fornari e Maurizio Laudi.
Anche le critiche ricevute, quasi tutte costruttive, hanno riguardato più caratteristiche formali (grafica, impaginazione, formato) che taglio o contenuto; ne abbiamo tenuto grandissimo conto nella revisione del testo.
Un testo che, esaminato con gli occhi di oggi, oltre ad essere invecchiato per le rarità editoriali scoperte da allora o per tutte le pubblicazioni uscite nel frattempo (circa quaranta volumi dal '98 al 2003!), ci ha lasciato qualche perplessità e un po' di scetticismo.
Nel 1998 eravamo euforici per l'entrata nell'Euro e ci sentivamo molto più fiduciosi; in cinque anni, i fenomeni di sviluppo dell'elettronica, di aumento del ritmo della vita quotidiana, di degrado dell'ambiente, di disagio economico, di divaricazione tra le classi, di incertezza sul futuro, sul lavoro, sui valori, su ogni cosa, hanno assunto proporzioni molto vistose; al punto da farci sembrare ancora un'inutile e ulteriore scommessa la ristampa di un libro come il nostro, quando, come ci ha detto qualcuno, i potenziali lettori l'hanno già acquistato tutti.
Eppure la luce riflessa del gigante liegese nell'anno del suo centenario, un gigante che ogni giorno conquista nuovi lettori, ci conforta nella sfida.
In ogni modo vorremmo tranquillizzarvi: le nostre finanze non saranno modificate dal successo o meno della seconda edizione, i nostri amici ormai sono estranei alle nostre bozze perché non si fanno più trovare ed, infine, le nostre mamme da tempo piangono quotidianamente perché non ci rassegniamo a crescere...

Gli autori


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